Le emozioni sono il modo che il nostro organismo ha per segnalarci che c’è qualcosa che sta accadendo dentro o fuori di noi. Si tratta quindi di segnali molto importanti, ma quando le emozioni sono troppo intense corriamo il rischio di farci trascinare verso conseguenze che non sempre sono positive per noi.

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Le emozioni sono una parte fondamentale della nostra vita interiore. Sono il modo che il nostro organismo ha per segnalarci che sta accadendo qualcosa, positivo o negativo che sia, e che istintivamente ci consente di reagire. Vengono elaborate in maniera rapidissima dai circuiti più primitivi del nostro cervello e per questo tendono ad innescarsi in maniera automatica.

Proprio a causa di questa automaticità, a volte non è facile riconoscerle. Quello che potremmo sentire, quando proviamo un’emozione, sono dei cambiamenti a livello fisiologico e un certo “prurito” ad agire. Ad esempio, quando proviamo rabbia potremmo avvertire una generica attivazione  del nostro corpo così come altri segnali più o meno diversi per ciascuno di noi: mani serrate, spalle tese, un “fuoco” dentro. Allo stesso modo, la felicità si può comunemente associare alle classiche “farfalle nello stomaco”.

Ciò che sentiamo può essere così intenso e totalizzante che facilmente si può credere che si tratti di un qualcosa di assolutamente ingestibile o inevitabile. Quasi una forza inarrestabile che agisce contro la nostra volontà, un qualcosa che è altro da noi e che può fortemente condizionare la nostra vita. Ma è davvero così? Davvero non possiamo fare nulla per gestirle?

Quali sono le emozioni?

Non è semplicissimo riuscire a dare una forma a qualcosa di così intimo e “sfuggente” come le emozioni. Numerosi ricercatori e studiosi hanno elaborato altrettante classificazioni degli stati emotivi, ma sicuramente una delle più importanti è quella elaborata da Paul Ekman, un pioniere dello studio delle emozioni.

Lo psicologo statunitense, dal quale tra l’altro hanno preso spunto  i creatori della serie tv “Lie to me”, distingue le diverse emozioni in primarie e secondarie. Le emozioni primarie hanno la caratteristica di essere innate e comuni a tutti gli esseri umani, sono cioè universali. Le emozioni secondarie sono per di più il frutto della combinazione tra quelle primarie e le variabili legate alle diverse culture.

Le emozioni primarie, quelle che sono alla base del patrimonio emotivo di ognuno di noi, sono la gioia, la tristezza, la paura, la rabbia, il disgusto, la sorpresa e il disprezzo (a proposito di cinematografia, forse avrete notato come le prime cinque siano quelle rappresentate nel film “Inside Out”).

Quelle secondarie, che si originano nel corso dello sviluppo individuale a partire dalla cultura di riferimento, sono più numerose e complesse. Tra queste troviamo l’ansia, l’invidia, la vergogna, la nostalgia, la gelosia, la delusione, il rimorso, la speranza e la rassegnazione.

A cosa servono le emozioni?

Per dirla in parole povere, le emozioni sono il punto di incontro tra noi (l’interno) e il mondo che ci circonda (l’esterno). Sono le reazioni che si manifestano dentro di noi quando accade qualcosa di significativo nel “nostro” mondo. In particolare, nascono dalla interazione tra i nostri bisogni e desideri e le circostanze che possono avere un’influenza su questi.

Ad esempio, se sto camminando per strada e mi imbatto in un tipo sospetto con un coltellaccio in mano, proverò immediatamente paura. Questo perché la circostanza esterna (il tipo col coltellaccio) rappresenta una potenziale minaccia al bisogno fondamentale di sopravvivere.

Oppure, tra il banco carni del supermercato sento una puzza tremenda e provo un forte disgusto. Che faccio, lo compro quel filetto? No, perché istintivamente il mio corpo mi ha segnalato: “Se mangi questo puoi sentirti male, potresti addirittura morire”.

Ovviamente, in quanto reazioni, sono piuttosto rapide e automatiche. Ma va benissimo così! Immaginiamo di dover analizzare ogni singolo dettaglio per capire, ad esempio, se scappare o andare avanti ignorando l’altro umano col coltello, o se mangiare comunque quel pezzo di carne perché sempre di cibo si tratta: ci saremmo già estinti da tempo.

Insomma, le emozioni sono il segnale istintivo che il nostro organismo innesca quando si trova in determinate circostanze che possono avere un impatto significativo su noi stessi e la nostra vita (non necessariamente negativo, la gioia infatti ci segnala che c’è qualcosa di positivo per noi). Che questo segnale sia sempre accurato e ci conduca a scelte funzionali, però, non è sempre detto.

Emozioni = Azioni

La parola emozione viene fatta derivare dal latino ex-movere, letteralmente “muovere fuori”, ovvero smuovere, portare fuori. La chiave, qui, è il verbo muovere. Muoversi significa agire. E alle emozioni, di solito, seguono delle azioni.

Se ho paura, scappo. Se provo disgusto, evito. Se provo rabbia, aggredisco. Agire d’istinto, sull’onda dell’emozione, in alcune circostanze può salvarci la vita, ma altre volte può invece complicarcela.

Immaginiamo di aspettare il nostro turno per un temutissimo esame orale e di provare una forte ansia. Siamo estremamente preoccupati di fare una brutta figura davanti al professore e temiamo le conseguenze che ne potrebbero derivare. Percepiamo, cioè, un pericolo. Istintivamente si tratta di un pericolo molto reale, perché per noi è molto importante essere apprezzati dagli altri, e fare una brutta figura è una cosa che assolutamente non vogliamo.

In una situazione del genere, se l’emozione che proviamo è molto forte (alimentata da credenze e desideri rigidi e altrettanto forti) tendiamo a re-agire allontanandoci dal pericolo. Alziamo i tacchi e, quatti quatti, andiamo via dall’aula. Ben fatto! Anche oggi abbiamo evitato di fare una brutta figura! Certo, manca un esame sul libretto (e la prossima volta non è detto che ci sentiremo abbastanza preparati per affrontarlo senza perdere la faccia), ma almeno le apparenze sono salve!

In questo caso, l’emozione si è tradotta effettivamente in azione. Le conseguenze che ne deriveranno (un altro esame da dare, stress, senso di colpa, e-ora-chi-glielo-dice-ai-miei?) saranno il frutto della reazione istintiva che si è innescata in risposta a ciò che è stato provato. La domanda è: potevano andare diversamente le cose?

Emozioni disfunzionali

Le emozioni possono essere un potente strumento per guidarci tra le vicissitudini della vita. In un certo senso, rappresentano il nostro “angelo custode”. Solo che a volte questo angelo custode è un po’ troppo pedante, per non dire paranoico. Per stare sul sicuro, infatti, tende a sopravvalutare qualunque cosa possa rappresentare un pericolo per la nostra sopravvivenza (o meglio, per ciò che riteniamo essere sopravvivenza).

Capita, allora, che un’emozione sia troppo intensa o dolorosa e che possa prendere il sopravvento sulla ragione facendoci re-agire senza starci troppo a pensare, solo perché l’istinto ci dice che è così che dobbiamo fare.

A volte ci va bene, altre volte ci va decisamente male. Pensando soltanto all’emergenza, infatti, si rischia di perdere la prospettiva del quadro più generale: rispondendo solo alle circostanze immediate, rischiamo di compromettere aspetti molto più importanti della nostra vita. Pensando all’esempio di prima, evitare di sostenere un esame ci tiene al riparo dalla sofferenza di quel momento, ma è nulla rispetto alle ripercussioni che alla lunga potrebbero dipendere da quell’evitamento, soprattutto se si ripete nel tempo.

Così, un’emozione può rivelarsi disfunzionale perché, in ultima analisi, potrebbe portarci a reagire in modi che non ci sono utili e che non fanno il nostro interesse. Se l’emozione non ci consente di pensare con chiarezza e quindi di agire in maniera efficace rispetto ai nostri desideri e obiettivi più importanti, allora potrebbe non essere funzionale ai nostri scopi.

Gestire le emozioni

Per farla breve, le emozioni rappresentano nient’altro che dei segnali. Dei segnali sicuramente importanti, visto che in passato hanno salvato la vita ai nostri progenitori e hanno contributo persino a strutturare le prime società, ma che in certe occasioni, specialmente nell’età moderna dove tutto è più facile ma allo stesso tempo tremendamente più complicato, possono rivelarsi inesatti, se non addirittura dannosi.

Il problema, quindi, non sono le emozioni in sé, ma la lettura che ne facciamo. Ignorarle è quasi impossibile (e non è detto che sia utile), seguirle pedissequamente è sbagliato. Se al solo pensiero dell’esame lasciamo che l’ansia prenda il sopravvento, potremmo leggere lo stesso paragrafo per ore ma non saremo in grado di concentrarci al punto da capirne il significato.

Se però ci prendiamo del tempo per capire cosa ci sta succedendo e quali paure e credenze ci sono dietro a quell’emozione, se cioè ci concediamo la possibilità di ascoltare davvero cosa il nostro istinto ci sta comunicando, allora forse potremmo capire davvero cosa fare in quel momento.

“Ho paura di fallire, questo sì, ma se mi lascio prendere da questa paura al punto da non riuscire nemmeno a studiare, non sarebbe ancora più probabile il fallimento? Cosa posso fare per lenire questa sofferenza? Ma, in fondo, sarebbe davvero così tremendo fallire questo esame? Sarebbe davvero irrimediabile?”

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Tutto scorre

E nel frattempo, mentre cerchiamo di ascoltarci con apertura e senza giudizio, potremmo anche fare una scoperta interessante: quell’ansia non è più. Adesso, proprio ora, non si tratta più di ansia, ma semplice preoccupazione. Un lieve mormorio interno che ci esorta a fare di più se vogliamo riuscire in quell’esame, piuttosto che un tumulto assordante che, invece di aiutarci, non fa altro che spaventarci, confonderci e bloccarci.

Lottare contro il proprio istinto, contro delle emozioni così intense da sentirle nelle ossa e che sembrano essere parte di noi, è molto difficile. In un certo senso, è lottare contro sé stessi.

Le emozioni sono una grande risorsa. Sono la porta che può condurci al nostro mondo interiore, fatto di sogni, desideri, ma anche di paure. Non bisogna avere paura di quale paesaggio ci troveremo a contemplare, perché è un qualcosa che dentro di noi esiste a prescindere da se lo vediamo o no. Osservarlo, conoscerlo e capirlo può invece fare una grande differenza.

Perché è solo se riusciamo a capire cosa vogliamo e cosa non vogliamo, cosa possiamo e cosa non possiamo, che potremo davvero andare incontro alla nostra felicità.

Se vuoi, sono pronto per accompagnarti lungo la tua strada.

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