Avere un attacco di panico è un’esperienza estremamente spiacevole, che spesso lascia spaventati e confusi. Ma in realtà cosa sono gli attacchi di panico? Cosa succede realmente durante un attacco?

attacchi di panico

Chiara ha 26 anni e una vita praticamente normale: un lavoro, un fidanzato, un cane, cose così. Un giorno era al centro commerciale, stava passeggiando con un’amica, quando a un certo punto si è sentita un po’ “strana”. Si è accorta di avere il battito cardiaco molto accelerato, ha iniziato a sentire che le mancava l’aria, di colpo si è sentita inerme e senza forze e si è aggrappata con forza alla sua amica: «Aiutami! Sto per avere un infarto!». Spaventata, l’amica la fa sedere su una panchina e chiede aiuto a dei passanti. Dopo circa una mezz’ora, arriva un’ambulanza e il medico di turno procede con i suoi accertamenti. Fortunatamente, Chiara non ha nulla.

Ancora scossa ed esausta, la ragazza si fa accompagnare a casa. Si è presa un bello spavento, per fortuna non è stato niente di grave. Ma allora cosa è stato? «Probabilmente lo stress», la rassicurano tutti.

Da quel giorno, Chiara ha iniziato ad avere paura di andare al centro commerciale da sola. Se proprio non poteva evitare di andare, si faceva accompagnare da qualcuno. Col tempo, però, la paura di avere un altro “attacco di cuore” si è ingigantita, complici altri episodi simili che si sono verificati in altre situazioni. Così, adesso, Chiara preferisce uscire il meno possibile. È terrorizzata dall’idea di ritrovarsi in quello stato di puro terrore, dove sembra non ci sia più nulla da fare, ma che alla fine si rivela essere niente di serio.

Se sta a casa si sente più sicura, a patto che ci sia sempre qualcuno con lei. Lavorare è diventato molto difficile: al solo pensiero di fare il tragitto da casa all’ufficio comincia ad agitarsi e più di una volta le è capitato di darsi malata. Quando va, lo fa solo se accompagnata dal fidanzato, che nel frattempo vive con molto disagio l’intera situazione, anche perché non riesce proprio a capire di cosa diavolo abbia paura la sua Chiara.

A dire la verità, non riesce a capirlo neanche lei. Gli esami medici dicono che il cuore è perfetto. Allora perché queste sensazioni improvvise? Perché questa paura di avere un infarto? «Perché non può essere tutto com’era prima?»

Cos’è un attacco di panico?

Senza entrare in tecnicismi, analisi etimologiche o nello specifico dei criteri diagnostici, possiamo dire che un attacco di panico è semplicemente una manifestazione estrema e improvvisa di ansia.

La caratteristica forse più peculiare di questa problematica ansiosa è la presenza di sintomi fisici e cognitivi di vario tipo che si manifestano durante un attacco: palpitazioni, sudorazione, sensazione di soffocamento, mancanza d’aria, tremori, capogiri, paura di morire, di perdere il contatto con la realtà, di perdere il controllo…

Un attacco di panico può essere un evento isolato o rappresentare il peggioramento di un episodio di ansia già in atto. Può inoltre verificarsi in situazioni specifiche o in maniera più “spontanea”, e può associarsi o meno con l’agorafobia, cioè con l’evitamento di certi luoghi o situazioni dalle quali sarebbe difficile o imbarazzante scappare o in cui non ci sarebbe nessuno disponibile ad aiutare nel caso di un altro attacco.

Conseguenze del panico

Per metterla in termini semplici, avere un attacco di panico è semplicemente orrendo. È un’esperienza davvero angosciante, che lascia spaventati, distrutti e con una fortissima sensazione di impotenza. Per quanto sia un evento indubbiamente molto brutto, non tutti però sviluppano un “disturbo di panico” vero e proprio. Qualcuno è in grado di registrare il singolo episodio come una specie di “anomalia” e andare avanti per la propria vita senza dargli peso più del necessario.

Per altri, però, non è così. Il primo episodio di panico può rappresentare l’inizio di un percorso di angoscia e disperazione. Si inizia a provare molta paura di averne un altro, e prima o poi potrebbe davvero arrivarne un secondo. La paura aumenta, si iniziano ad associare le sensazioni provate alle situazioni nelle quali si sono verificati gli attacchi e, poco alla volta, si inizia ad evitare quelle stesse circostanze per paura di avere un altro episodio. Ma il problema non è la situazione, è la paura. Nei casi peggiori, infatti, anche evitando totalmente un particolare luogo o evento, non è detto che un attacco non possa verificarsi in altre situazioni fino a quel momento considerate “neutre”. Provate a immaginare cosa questo possa significare per una persona che soffre di attacchi di panico: nessun luogo è sicuro.

Anche se non si dovesse arrivare a un livello di evitamento così importante, la paura di avere un attacco di panico può comunque avere costi altissimi: perenne tensione, bassa autostima, umore depresso, imbarazzo, difficoltà nella vita sociale e nelle relazioni in generale, sensazioni di impotenza, perdita della speranza e così via.

Sullo sfondo, alla persona che soffre di attacchi di panico, restano sempre degli interrogativi: «perché queste sensazioni? Cosa succede al mio corpo? Se non è vero che soffro di cuore, perché queste improvvise accelerazioni del battito? Perché i dottori continuano a dirmi che non ho nulla, se quello che provo è più che reale?»

Prendiamo Chiara, ad esempio. Dopo la visita del medico dell’ambulanza, che ha dato esito negativo, si è sentita rassicurata dalla mancanza di un problema cardiaco. Dopo gli altri episodi, però, il dubbio le è tornato: «forse c’è qualcosa che non va e che il medico non è riuscito a vedere». Così, decide di farsi visitare da uno specialista, ma il risultato (per fortuna) è sempre lo stesso: il cuore di Chiara non ha nulla che non va. Se il problema non è il cuore, di cosa si tratta allora?

Il circolo vizioso del panico

Molto semplicemente (si fa per dire), il problema è nell’interpretazione del sintomo fisico.

Per fare un esempio decisamente banale, ti è mai capito di alzarti all’improvviso dopo essere stato disteso per un po’ di tempo e di sentire la testa “girare”, come se stessi per perdere i sensi? In questo caso la spiegazione è semplice: ti sei alzato di fretta e i cambiamenti conseguenti a livello di pressione sanguigna hanno causato la sensazione della testa che “gira”. Già, ma che c’entra questo con Chiara e il presunto attacco di cuore? Stava semplicemente camminando con un’amica, come può questo causare un aumento del battito cardiaco?

Uno dei modelli maggiormente studiati per la comprensione degli attacchi di panico è il cosiddetto “modello del circolo vizioso” di David M. Clark, un esperto studioso dell’Università di Oxford. Il presupposto principale del modello di Clark è che gli attacchi di panico sono il risultato di interpretazioni di carattere catastrofico di eventi fisici o mentali, che vengono erroneamente considerati come dei segni di un pericolo imminente, come un attacco di cuore, un collasso o un soffocamento improvviso.

Secondo tale modello, le sensazioni che vengono “malinterpretate” sono soprattutto quelle associate ad ansia, anche se, in alcuni casi, potrebbero dipendere anche da fattori fisiologici (come nell’esempio di sopra sull’alzarsi all’improvviso). Ad ogni modo, molte normali sensazioni fisiche o cambiamenti fisiologici possono essere oggetto di un’errata interpretazione.

Perché si parla di circolo vizioso? Perché l’attacco di panico è solo il culmine di una sequenza di sensazioni, pensieri ed emozioni che si rinforzano a vicenda provocando un’ansia sempre più forte fino ad arrivare al panico vero e proprio.

Il circolo vizioso del panico è quindi composto da tre elementi di base: le reazioni emotive, le sensazioni corporee e i pensieri relativi alle sensazioni (cioè, l’interpretazione negative di quest’ultime). Questi fattori sono collegati tra loro e il circolo può iniziare da qualunque di questi, ciò che non cambia è come questi elementi si influenzano a vicenda.

Prendiamo l’esempio di Chiara. All’improvviso, mentre camminava, per qualche ragione la sua attenzione si è soffermata sul battito cardiaco. Chiara ha registrato questo fenomeno come anomalo e lo ha “interpretato” come segnale di qualcosa che non andava. Questo, comprensibilmente, l’ha spaventata. Quando una persona si spaventa, va in ansia. Quando una persona è in ansia succedono diverse cose a livello corporeo, tra le quali troviamo l’aumento del battito cardiaco. Quindi, in quella situazione, il cuore, che già sembrava mostrare qualche battito in più del solito, ha iniziato ad aumentare la frequenza dei battiti. Più i battiti aumentavano, più Chiara si convinceva di avere un problema al cuore. E questo come la faceva sentire? In ansia, ovviamente. E cosa succede quando si va in ansia?

Si prosegue per il circolo, fino a quando l’ansia raggiunge livelli così elevati da diventare qualcosa di più: panico puro.

circolo vizioso del panico

Modello del circolo vizioso del panico

 

Oltre il circolo

Ovviamente, il circolo vizioso del panico è solo un singolo elemento che può contribuire alla comprensione del “disturbo di panico”. Molti altri fattori vanno tenuti in considerazione per comprendere a pieno perché una certa persona arriva a sviluppare una problematica di questo tipo. Ad esempio:

  • è possibile che Chiara fosse già in uno stato d’ansia in quella situazione? Se si, perché?
  • perché Chiara ha continuato ad avere attacchi di panico anche dopo?
  • c’era qualcosa che Chiara faceva (o non faceva) che l’ha resa più vulnerabile ad altri attacchi?

Il modello del circolo vizioso del panico è una rappresentazione generale di cosa succede durante un episodio di panico, ma, ovviamente, la cosa non è così semplice. Non basta dare un senso a un certo avvenimento per comprendere a pieno una determinata problematica e risolverla, anche se certamente una spiegazione a questi fenomeni fa di solito un gran bene a chi ne soffre.

Bisogna considerare, infatti, che se si è verificato un episodio di panico (e soprattutto se non si è riusciti a “superarlo”), è perché alla base c’è qualcosa che l’ha “provocato”. E questo qualcosa è assolutamente personale, non è possibile applicare una ricetta unica per tutti né esaurire l’argomento con un singolo post. È proprio per questo motivo che se si soffre di attacchi di panico è importante rivolgersi a qualcuno che possa far luce sui motivi che hanno portato a soffrirne (ed evitare di soffrirne in futuro!).

La buona notizia, però, è che il disturbo di panico si può superare. Tornare a una vita piena, senza limitazioni o paure paralizzanti, non è utopia: è il risultato che molte persone hanno raggiunto con il supporto della psicoterapia e grazie al loro impegno e alla loro determinazione.

«Perché non può essere tutto com’era prima?»

 

Cosa ne pensi degli attacchi di panico? Hai delle domande da fare, vuoi saperne di più? Ne hai mai avuto uno, com’è stato? Se ti va di raccontare la tua esperienza lascia pure un commento, sarei felice di sentire la tua storia!

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