Quando qualcuno a cui vogliamo bene soffre a causa dell’ansia spesso non sappiamo come possiamo davvero aiutarlo. Vediamo insieme cosa si può fare concretamente per supportare al meglio chi ci è vicino e soffre di un disturbo d’ansia.

aiutare ansia

Non è facile, per un amico, un familiare o un partner, vedere qualcuno al quale si vuole bene soffrire quotidianamente a causa dell’ansia. Vorresti aiutarli ad affrontare e superare la loro condizione, ma non sai come fare. Vorresti trovare le parole giuste per sostenerli, ma non sai cosa dire.

Quella con l’ansia è una lotta quotidiana per chi ne soffre, ma anche chi sta loro vicino paga un prezzo alto. Sentimenti di impotenza e di frustrazione sono decisamente comuni: assistere ogni giorno alla sofferenza di chi vogliamo bene può essere fonte di grande dolore, e c’è chi addirittura comincia a sviluppare a sua volta dei problemi d’ansia. Quando il dolore e il risentimento raggiungono livelli limite, c’è anche il rischio concreto che la relazione possa incrinarsi. Questi e altri possono essere gli effetti collaterali dei disturbi d’ansia.

Proviamo a vedere insieme cosa si può fare concretamente per aiutare e sostenere una persona che soffre d’ansia, ma anche cosa fare per cercare di evitare, per quanto possibile, alcune conseguenze negative per chi offre la propria vicinanza e il proprio supporto.

C’è ansia e Ansia

Innanzitutto bisogna capire che soffrire di un disturbo d’ansia non è come quando si prova un’ansia “normale”. Non è l’ansia che si prova quando devi uscire con una persona che ti piace tanto, né quella che si prova quando sei in ritardo per un appuntamento importante e la metro non passa.

È qualcosa di molto più complesso, più intenso, più “totale”. È un’esperienza decisamente molto più spiacevole di quanto normalmente si possa sperimentare, qualcosa che può sembrare incontrollabile e che ti fa sentire impotente davanti a qualcosa che sembra molto più grande di te, degli altri, di ogni cosa.

Ad esempio: hai idea di cosa si prova durante un attacco di panico? Sai che uno dei possibili sintomi è la sensazione di una morte o di una pazzia imminente, assieme a sintomi fisici che ricordano molto degli attacchi cardiaci? Prova a immaginare cosa può essere vivere più volte un’esperienza del genere.

Insomma, se l’ansia fosse soltanto nervosismo e sudorazione non ci sarebbe bisogno di prenderla così seriamente (e io sarei disoccupato). Invece l’ansia, quando è così intensa, è un qualcosa di maledettamente serio.

Se non hai mai provato quell’ansia può essere molto difficile empatizzare con chi ne soffre e capire cosa stia passando, quanto stia soffrendo e quanto sia difficile affrontarla. Quindi se provi a “curare” l’ansia del tuo amico credendo di capire cosa sta passando, sei fuori strada. Anzi, rischi di fare ulteriore danno: all’altra persona, ma, come vedremo, anche a te stesso. Questo non significa che non puoi fare nulla per aiutarla, ma piuttosto che, a volte, conviene fare un passo indietro e dimenticare ciò che si pensa di sapere sull’ansia.

Non ci resta, a questo punto, che cominciare dalle basi.

Cosa dire e cosa non dire

Quando ci troviamo di fronte a una persona in preda all’ansia non è semplice capire cosa dire (o non dire) in quel momento. Alcune frasi sono sicuramente da evitare, come queste:

  • “Stai bene? Tutto ok?”. Durante un attacco d’ansia il cuore batte a più non posso, tutto il corpo è in tensione, le mani tremano, il respiro sembra mancare… quindi meglio evitare di chiedere come va o se stanno bene. Perché no, non stanno bene. E sì, pensano che il mondo gli stia crollando sotto i piedi. Prova a chiederti: stai cercando di rassicurare loro o te stesso?
  • “Non c’è motivo per stare in ansia”. Parla per te! È chiaro che un motivo c’è, magari può sembrare assurdo e assolutamente irrazionale, ma in quei momenti non è così semplice riuscire a osservare con distacco cosa sta succedendo. Inoltre, è una frase che fa (giustamente) arrabbiare parecchio.
  • “Ma smettila! Perché non ti rilassi?”. Beh, se fosse così semplice l’avrebbe già fatto, credimi! Anche espressioni di questo tipo fanno particolarmente girare le scatole, e certamente non è quello che una persona in ansia vorrebbe sentirsi dire da qualcuno che in teoria dovrebbe volergli bene.

Cosa dire allora? Innanzitutto dipende molto dalla persona che abbiamo davanti. Potrebbe essere lei stessa a suggerirci cosa è meglio dirle (e non dirle) in quei momenti. Premesso che a volte è meglio stare semplicemente in silenzio e aspettare che tutto passi, in generale l’atteggiamento migliore è quello di mostrarsi pazienti, presenti e disponibili: se puoi anche solo semplicemente ascoltare ciò che l’altro dice stai già offrendo un grande supporto.

Nel migliore dei casi, la persona ha già cominciato un percorso terapeutico. Se così fosse, chiedile di condividere le strategie concordate con il terapeuta, così da poterle suggerire nei momenti di crisi.

Ascoltare e parlare

Non è facile per chi soffre d’ansia riuscire a parlare del loro problema, perché è difficile non sentirsi giudicati quando si condividono paure così intime. È anche difficile non giudicare, perché a volte il desiderio di vedere l’altra persona stare meglio fa affrettarci a dare consigli e indicazioni, più che semplicemente stare ad ascoltare.

Semplicemente stare ad ascoltare può sembrare poco, ma in realtà è tutto: comunica disponibilità, apertura, accettazione. Significa far capire alla persona a cui vuoi bene che con te può parlare liberamente e senza timore di essere giudicata, che sei a lei vicina e che qualunque cosa dirà (anche se la sentirai più e più volte nel corso del tempo), ciò che provi per lei e ciò che pensi di lei non cambierà.

E solo dopo, quando il momento sarà quello giusto, sarà il tempo dei consigli e delle opinioni. E dopo ancora, quando la tempesta sarà ben lontana, sarà il tuo turno di parlare. Perché vedere una persona a cui teniamo soffrire così ha un effetto anche su di te, e lo sai bene: non c’è solo il dispiacere, la preoccupazione, la compassione, ma anche il risentimento, la frustrazione, l’impotenza.

Esprimere ciò che proviamo e come ci sentiamo, quando la situazione è appropriata e con la giusta dose di tatto e buon senso, è l’antidoto al tenersi tutto dentro per poi esplodere rinfacciando questo e quello, in una spirale di sensi di colpa e vergogna. Ma anche per evitare che la relazione si raffreddi, a causa di un “non detto” che in realtà potrebbe dire molto di più di quanto potrebbero le parole, e con molta più forza. Facendo così ancora più danno al rapporto dell’ansia stessa.

Cosa non fare

Come abbiamo visto, avere a che fare con chi soffre d’ansia non è semplice: anche noi possiamo risentire enormemente di questo problema, anche se sulla carta appartiene esclusivamente all’altro.

Non sempre è facile capire cosa è possibile fare di concreto per aiutare l’altro, ma di sicuro ci sono alcune cose che sarebbe meglio evitare quando ci relazioniamo a un nostro caro che soffre d’ansia:

  • Non andare in ansia! Avere a che fare con una persona in preda all’ansia può …mettere ansia! Lavora sulle tue reazioni a queste situazioni: è importante non solo per te, ma anche perché il tuo modo di reagire può avere un effetto anche su ciò che prova l’altro (che poi è lo stesso meccanismo che hai vissuto sulla tua pelle!). Insomma: se vai in ansia tu, l’altra persona sarà ancora più in ansia!
  • Non prenderla sul personale. Se avete dovuto cancellare dei piani all’ultimo momento a causa di un attacco d’ansia, non è un qualcosa che è stato “fatto apposta”. Se l’altra persona ti risponde in maniera sprezzante o irritata, se ti viene detto che è stato un tuo gesto o una tua parola a innescare l’ansia, potrebbe non essere la persona a parlare, ma la sua ansia. Si tratta di effetti collaterali dell’ansia, che potrebbero avere un impatto anche su di te. Quindi, anche se non è facile, non prendertela e prova a perdonare, per quanto ti è possibile.
  • Non è compito tuo salvarla. Le puoi stare vicino, ascoltarla, metterti a disposizione, supportarla, mostrare il tuo amore e la tua comprensione… ma quella con l’ansia è una battaglia personale che non puoi combattere al posto suo. Puoi motivarla e fare il tifo per lei (e te ne sarà grata, credimi), ma se vuoi davvero aiutare la persona alla quale vuoi bene c’è tanto altro che puoi fare.

Cosa fare

Ecco, cosa si può fare allora? Di seguito alcune indicazioni generali sul come essere concretamente d’aiuto per l’altra persona:

  • Fai capire che ci sei. L’ansia fa sentire le persone perse e sole, e sapere che c’è qualcuno disponibile ad ascoltarle quando ne hanno più bisogno può essere d’aiuto nel ridurre questi vissuti negativi. Resta comunque in ascolto anche dei tuoi vissuti: il rischio di farsi eccessivamente carico della situazione c’è sempre.
  • Proponi qualcosa da fare insieme. Qualunque attività che possa mettere da parte l’ansia anche solo se per poco e che permetta di sperimentare nuove emozioni positive va più che bene. Fare qualcosa che possa farvi divertire e sentire attivi è utile a entrambi per non cadere nell’apatia dell’ansia e per rinforzare la relazione. È importante comunque non forzare l’altro e scegliere insieme qualcosa che possa farlo sentire a proprio agio.
  • Conosci il (vostro) nemico. Fondamentale per capire come aiutare l’altro è comprendere cos’è l’ansia, cosa si prova ad averla, cosa si può fare per uscirne. Non è facile, per chi ne soffre, spiegare cosa significa provare ansia, quindi la cosa migliore da fare è cominciare a informarsi da sé! Fai delle ricerche, chiedi informazioni a dei professionisti del settore… ma soprattutto segui il mio blog e la mia pagina Facebook!
  • Aiuta a chiedere aiuto. Essere comprensivi e offrire il proprio supporto sicuramente è utile, ma non risolve il problema. L’unico modo per farlo è lavorarci, ma raramente ci si riesce da soli. Incoraggia chi vuoi bene a cercare aiuto, in modo che possa davvero lavorare sulla propria ansia. Io, come sempre, sono a disposizione! 😉

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Incoraggia e sostieni

Superare l’ansia è sempre possibile, ma si tratta di un percorso che può essere più o meno lungo, ed è difficile che non compaiano ostacoli lungo il cammino. A volte andrà meglio, altre peggio. A volte le paure cambieranno, si evolveranno, poi andranno via. Spesso l’ansia è lì da molto tempo, al punto da essere diventata una modalità di funzionamento automatica: ci vuole tempo per “riprogrammarsi”.

Il compito di sconfiggere l’ansia non spetta a te, ma in tutto questo tu puoi fare la differenza. Perché nei momenti di difficoltà è importante che ci sia qualcuno che possa infondere speranza e ricordare che l’ansia non ci sarà per sempre. Perché ad ogni passo in avanti della persona a cui vogliamo bene, anche se può sembrare piccolo, c’è bisogno di qualcuno che festeggi con lei, che la incoraggi a continuare a combattere, a farle sentire che c’è qualcuno che è orgoglioso di lei.

E quel qualcuno puoi essere tu.

Se in questo momento c’è una persona nella tua vita che sta soffrendo, qualunque sia il problema, stalle vicino come già fai ma sostienila nel cercare aiuto. Non è tua responsabilità il benessere dell’altro, ma puoi comunque dare un’enorme mano nel cammino verso la guarigione.

Credimi: al suo posto vorresti qualcuno che facesse lo stesso per te.

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