È sempre lì in agguato, pronta a farsi a sentire non appena le cose non vanno come avremmo voluto. È la voce dell’autocritica, quella tendenza a darci addosso e a rimproverarci al primo cenno di errore. Come fare per metterla a tacere e smettere di farci del male da soli? È possibile trovare un modo diverso di parlare a noi stessi quando le cose non vanno come previsto?

autocritica

A volte è come una voce nella tua testa che ti assilla, che ti sottolinea come –ancora una volta–  non sei stato all’altezza. Quella stessa voce che ti prende per mano e ti fa rivivere quei momenti in cui hai esitato, o in cui hai risposto in modo poco brillante, o non sei riuscito a importi, o non sei stato in grado di fare bella figura.

A volte è semplicemente una sensazione. Sottile ma prepotente, come un senso di colpa, di vergogna o di inferiorità, che sembra volerti dire come anche questa volta hai rovinato tutto. Come anche questa volta hai fallito.

Non stiamo parlando di una sana valutazione di cosa è andato e cosa no, ma di quella tendenza a darci addosso per ogni piccolo errore, per ogni esitazione, per ogni risultato che non siamo riusciti a conseguire. Parliamo, cioè, di pura e semplice autocritica: quella continua dose di rimprovero che tendiamo a somministrarci ogniqualvolta ci troviamo di fronte a qualcosa che smentisce le nostre aspettative su come dovremmo essere, sui risultati che dovremmo per forza raggiungere.

Ed è un gioco a perdere, perché invece che motivarci verso ciò che realmente desideriamo, il nostro continuo criticarci e rimproverarci non fa altro che erodere, lentamente ma inesorabilmente, ogni traccia di stima per noi stessi. E ci fa vivere costantemente in attesa del prossimo errore, della prossima aspettativa che non riusciremo a soddisfare. Per poi finire a massacrarci nuovamente.

Voci dal passato

Ma da dove nasce questa tendenza all’autocritica? Dove abbiamo imparato a rimproverarci per ogni cosa che non va come vorremmo? Le cause sicuramente possono essere molteplici, e certamente hanno a che fare con ciò che abbiamo imparato nel corso della nostra vita, ma è molto probabile che alcune di queste dipendano dal modo in cui siamo cresciuti.

Può essere che abbiamo avuto genitori autocritici proprio come lo siamo noi, e che questa tendenza sia stata assorbita naturalmente in quanto parte della nostra cultura familiare. Quindi non necessariamente si tratta di qualcosa che ci è stato “insegnato”. In altri casi è possibile che siamo cresciuti in un ambiente carico di aspettative, per cui il riuscire sempre era l’unico modo per evitare di sentire una disapprovazione che, seppure non particolarmente evidente nei comportamenti, poteva comunque essere decisamente palpabile. O, ancora peggio, quella disapprovazione poteva esprimersi in comportamenti rabbiosi e aggressivi, che ci hanno fatto crescere in uno stato di costante paura di sbagliare.

Queste sono solo ipotesi, chiaro, ma è facile intuire come un ambiente caratterizzato da un eccessivo criticismo possa aver condizionato il nostro modo di vedere noi stessi e il nostro stesso valore. È facile anche comprendere come queste esperienze, una volta cresciuti, non vadano via con il nostro andare via di casa. Si tratta di tendenze che si sono sviluppate insieme a noi, ed è molto facile che queste voci dal passato tornino a farsi sentire ogni volta che ci ritroviamo in situazioni in cui le nostre aspettative su noi stessi rischiano di essere messe in discussione.

Ad ogni modo, il passato purtroppo non si può cambiare. Quello che possiamo cambiare, però, è il modo in cui trattiamo noi stessi. Invece che continuare a sentirci dei bambini in cerca di approvazione per ricevere un po’ d’amore, forse sarebbe il caso di iniziare a capire che così facendo rischiamo di passare la vita a correre in una ruota per criceti inseguendo una perfezione che, per fortuna o purtroppo, non arriverà mai.

Inseguire la perfezione

La prima cosa di cui rendersi conto è che non sono i nostri errori, le nostre mancanze, i nostri comportamenti a essere il problema. Non è questo che va affrontato. È tutta una vita che ci proviamo, guidati da una voce dentro di noi che continua a ripeterci come queste cose siano sbagliate. Il problema è la voce stessa.

Se pensiamo che l’unico modo per zittire la voce dell’autocritica è quello di fare di più, di correggere ogni nostro difetto, di non commettere errori, di fare sempre bene e solo ciò che gli altri si aspettano da noi… in realtà ci stiamo preparando una bella trappola con le nostre stesse mani. Perché questa strategia funziona, sì, ma solo temporaneamente (quando funziona!)

Quando pensi di essere riuscito in qualcosa solo perché ti sei impegnato a seguire le indicazioni della tua voce critica, il risultato è che ti sentirai sollevato, soddisfatto, persino felice. Ma quanto può durare questa sensazione? Te lo dico io: fino a quando non ti imbatterai nella prossima aspettativa. E lì ti ritroverai a cominciare da capo. E come andrà questa volta?

Insomma, proseguire su questa strada del continuo rincorrere una perfezione che (mi spiace ricordartelo) non è di questo mondo, significa continuare a sentirsi per sempre “non all’altezza”, se non addirittura sbagliati, inadeguati, dei falliti. Intendiamoci: migliorarsi va bene, ma quando si ha a che fare con l’autocritica la cosa più importante non è inseguire una impossibile perfezione, ma mettere a tacere la voce che ci dice di farlo.

Silenziare la voce

Ok, ma come mettere a tacere questa voce assillante? Innanzitutto occorre ricordare a sé stessi l’origine di queste voci: il nostro passato. Stiamo parlando di nient’altro che commenti da un’epoca lontana, rimasugli di un’infanzia che è finita da tempo, e che non per forza deve essere il tuo presente. Per quanto possa sembrare forte, la voce che senti in realtà è solo un’eco.

Inoltre, potresti provare a vedere la tua voce critica in un altro modo: prova a darle un corpo, una voce, uno scopo. Ad esempio, potresti immaginarla come un cane da guardia talmente nervoso che inizia ad abbaiare al più piccolo rumore: sta solo cercando di proteggerti, avvisandoti quando c’è pericolo di commettere degli errori …solo che tende a esagerare un po’! Quando abbaia, come accadrebbe nella vita reale, non devi far altro che calmare il mastino che è in te, rassicurarlo dicendogli che è tutto a posto, che non c’è niente di cui preoccuparsi, che va tutto bene.

In alternativa, puoi provare a visualizzare la tua voce critica come un bulletto che ti sta aggredendo. Ma tu ora non sei più un bambino: difenditi, digli di lasciarti in pace, di togliersi dai piedi. Scegli tu quale approccio utilizzare, e non limitarti a questi esempi, sfrutta la tua fantasia!

Rispondere a tono

Ribatti ai messaggi critici con altri più realistici e positivi. Invece che cadere nella spirale della catastrofizzazione o della facile generalizzazione, rispondi alla tua voce critica con frasi più equilibrati e, soprattutto, più veritiere: «Ho fatto del mio meglio», «Non è la fine del mondo», «Considerato il grande schema della mia vita, quanto è davvero importante ciò che è successo?», «Rispetto ad altri problemi, questo mi sembra proprio insignificante», «Sono fiero di quanto ho raggiunto fino ad ora», ecc.

Certo, all’inizio questa strategia non sembrerà funzionare un granché: le frasi sembreranno forse un po’ forzate, ma continuando a ripeterle diventeranno sempre più credibili. Perché, in fin dei conti, lo sono più di quelle originali. E poi si tratta dello stesso meccanismo che nel tempo reso “credibili” le frasi negative che ci diciamo adesso, quindi perché non fare la stessa cosa, ma al contrario?

C’è poi un altro passo da fare: ridefinire i tuoi valori e le tue priorità rispetto a chi sei ora, non a chi ti è stato detto di essere. Invece che continuare ad accontentare gli implacabili fantasmi nella tua testa, prova adesso ad accontentare te stesso: cos’è per te essere felice?

Prova a chiederti: hai davvero bisogno di fare ogni cosa alla perfezione? Perché, se non lo fai cosa succede? È davvero necessario essere sempre “i primi della classe”? Chi è che ti darà una pacca sulla spalla per la maratona di lavoro che hai appena concluso? Chi è che ci tiene davvero? Tu o una qualche ombra dal passato? Per ricevere amore, adesso, devi per forza essere perfetto?

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Nuove voci

La lezione più importante è che bisogna cambiare il modo in cui trattiamo noi stessi quando la voce dell’autocritica prende il sopravvento. Perché non serve a nulla continuare a darsi addosso e inseguire una perfezione impossibile da raggiungere. Ciò che può essere davvero utile è vedere la voce che è dentro di noi per quella che in realtà è: solo una voce.

Una voce che viene da lontano, che è fuori dal tempo e dal contesto. Un meccanismo che può esserci stato in qualche modo utile in passato, ma che adesso non solo non ci aiuta più, ma può essere addirittura dannoso. È il momento di cambiare questa voce, di sostituire i suoi contenuti a partire da quelli che sono i nostri valori e le nostre idee su chi siamo e su chi vogliamo essere. Non su ciò che dovremmo essere. Non su ciò che per qualcuno è giusto o sbagliato.

È il momento di stabilire un rapporto diverso con noi stessi, cominciare a trattarci in maniera differente: più comprensivi, più tolleranti, più amorevoli. Imparare a vederci più come un caro amico, piuttosto che come un bambino incapace da tenere sempre in riga. Quel tempo è finito, siamo grandi ormai.

Ci saranno ricadute, di sicuro. Al minimo errore, alla prima esitazione, la voce critica dal profondo riprenderà ad assillarti. Sarà lì, pronta ad aspettarti dietro l’angolo, con frasi già pronte e sentite mille volte su quanto è schifoso il lavoro che hai fatto, sul fatto che sei un lavativo, una persona che non merita niente e bla bla bla…

Aspettatelo. E quando accadrà, contrattacca con quanto abbiamo detto sopra. E congratulati con te stesso, perché hai avuto il coraggio di contrastare le tue vecchie e ormai inutili e dannose abitudini.

Hai avuto il coraggio di prenderti cura di te.

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