Si parla di ansia sociale quando una persona teme il rifiuto e il giudizio degli altri e prova estremo disagio quando si espone in situazioni sociali. Iniziamo a scoprire insieme di cosa si tratta e cosa accade nella mente di chi ne soffre.

ansia sociale

In quest’epoca altamente social, forse più che in passato, è sempre più importante il sentirsi accettati dagli altri. A dirla tutta, il sentirsi parte di un gruppo sociale è un bisogno fondamentale fin dall’alba dei tempi: se un individuo veniva escluso dalla “tribù” poteva tranquillamente dirsi spacciato, visto che avrebbe dovuto sopravvivere in condizioni difficilissime senza il supporto e la collaborazione con gli altri.

Al giorno d’oggi, in teoria, si può sopravvivere benissimo senza far parte di un gruppo sociale, ma qualitativamente non è il massimo. L’uomo è un animale sociale, lo è sempre stato e – probabilmente – sempre lo sarà. Ciascuno di noi ha bisogno degli altri, se non per la loro funzione di supporto quando stiamo male o abbiamo un qualche tipo di problema, quantomeno per l’importanza che gli altri rivestono nel rimandarci un’immagine di chi siamo. Semplicemente, senza la “bussola” dell’opinione altrui non avremmo modo di poterci definire (o almeno così siamo portati a pensare).

Nelle situazioni sociali, cioè quando abbiamo a che fare con altre persone, ciascuno di noi, più o meno consapevolmente, si adopera per far sì che venga ben visto e accettato dagli altri. Solitamente non è un processo forzato, ma ci viene naturale cercare di risultare simpatici, divertenti, affidabili. Non c’è niente di male né di artificioso nel cercare di “conquistare” gli altri o di fare in modo di essere accettati socialmente, poiché tali atteggiamenti rispondono al nostro bisogno di sentirci integrati agli altri.

Il rifiuto è dietro l’angolo

Nonostante i nostri “sforzi”, a volte però può capitare di non riuscire a conquistare i favori dell’altro. Non è che possiamo stare simpatici a tutti, e non è detto che la persona in quel momento si trovi bendisposta verso gli altri. Succede, eccome se succede! Infatti a tutti sarà capitato di non sentirsi pienamente accettati, se non addirittura di essere rifiutati apertamente o giudicati con severità.

Non stiamo parlando del classico “due di picche” da parte della persona che volevamo “conquistare”, ma anche del semplice sentirsi messi da parte e ignorati quando si interagisce con un gruppo di persone che abbiamo appena conosciuto. Nel gioco dell’approvazione sociale si vince e si perde, sarebbe bello se tutti noi riuscissimo a “connetterci” l’un l’altro con uno spirito di accettazione, di curiosità e di sincero interesse, ma purtroppo non è così.

Solitamente, davanti a situazioni di questo tipo ci si resta male per un po’, magari fino a fine serata, ma il più delle volte finisce lì. La maggior parte delle volte tali eventi di “rifiuto” non hanno grossi contraccolpi sul nostro modo di valutarci o di riprovare nuove esperienze di socializzazione. In sostanza, ce ne freghiamo. Ma purtroppo non per tutti è così.

Ansiosi sociali

Alcune persone (molte più di quanto si immagina!), spesso a seguito di eventi in cui si sono sentite rifiutate dagli altri o giudicati in maniera negativa, non riescono ad andare oltre quanto è successo e “se la legano al dito”. Il giusto timore di ricevere un rifiuto in ambito sociale diventa una fobia vera e propria, con conseguenze particolarmente negative sull’immagine di sé e sull’esposizione alle situazioni sociali.

Quello che le persone con ansia sociale temono, sostanzialmente, è l’essere giudicati negativamente dagli altri, magari proprio a causa del proprio modo di comportarsi quando si è in situazioni sociali (“la prestazione”). Per alcune persone le situazioni temute sono relativamente circoscritte (ad es. parlare in pubblico, mangiare davanti agli altri), per altri ancora la paura è più generalizzata e può associarsi a molti eventi sociali.

Paradossalmente, il rischio è la chiusura totale della persona con ansia sociale nei confronti degli altri. Sostanzialmente, dalla paura di essere rifiutati ed esclusi dagli altri, si arriva all’autoesclusione dalla compagine sociale.

Socialmente inadatti?

Come si è visto e come ben sappiamo tutti, a nessuno piace sentirsi rifiutati. Ed è perfettamente normale temere di essere giudicati negativamente dagli altri o di sentirsi esclusi, perché è qualcosa che effettivamente può capitare. Chi soffre di ansia sociale, però, tende a esagerare, e di molto, la probabilità che queste conseguenze possano accadere e i possibili effetti negativi che ne potrebbero derivare.

Questo perché spesso si tende a sottovalutare, e di molto, la propria capacità di agire “normalmente” in ambito sociale (di non sapere cosa dire, di non saper parlare “bene”, di avere una voce poco attraente, di essere goffo).

Ecco dunque che quando a un forte desiderio di dare un’impressione positiva di sé si unisce l’insicurezza e l’incertezza sul riuscirci, le situazioni legate alla socialità diventano fonte di estrema ansia. Gli eventi sociali diventano estremamente pericolosi perché si teme di agire in modo imbarazzante o inadeguato al punto di essere esplicitamente rifiutati e umiliati.

Guardare in direzione sbagliata

Quando si trova in una situazione temuta, la persona che soffre di ansia sociale è, giustamente, molto attenta a individuare segnali di disapprovazione da parte degli altri. Al primo cenno di possibile rifiuto o giudizio negativo, il fobico sociale ottiene la conferma che in lui c’è qualcosa che non va. Ma ciò che vede è davvero ciò che accade?

In realtà, molto spesso capita che la valutazione dei segnali altrui non sia particolarmente oggettiva. Questo perché chi soffre d’ansia sociale, in realtà, tende a fare inferenze su ciò che gli altri possono pensare di lui sulla base di come la persona pensa di apparire agli altri in quel momento. In poche parole: sento di essere goffo, quindi gli altri mi vedranno goffo e perciò verrò giudicato goffo.

Superficialmente, l’attenzione sembra rivolta agli altri, ma in realtà è tutta rivolta verso l’interno, su ciò che si sta provando (e giudicando di sé stessi) in quel particolare frangente. Perciò, se sto facendo un discorso davanti a molte persone e inizio a sentirmi accaldato, immagino che sto arrossendo e mi convinco che quello che sento e vedo io di me stesso è ciò che sicuramente anche gli altri staranno notando. “Guardalo, è tutto rosso! È imbarazzato! Ma cos’è, un bambino che si spaventa di parlare davanti agli altri? Che ridicolo!”. Mentre magari gli altri in realtà sono assolutamente ignari dell’imbarazzo dell’oratore!

E tutto questo che effetto avrebbe sull’effettiva “prestazione”? Com’è parlare in pubblico quando si percepiscono gli altri come ostili? Come andrebbe a finire? Intravedete anche voi un bel circolo vizioso?

ansia sociale

(Non) finisce qui, ma ho un messaggio importante!

A prima vista, l’ansia sociale così delineata potrebbe sembrare una problematica piuttosto banale, ma in realtà quelle che ho descritto sono solo alcune delle componenti che spiegano cosa c’è dietro questa paura delle situazioni sociali.

Molti altri elementi vanno considerati per comprendere a pieno cosa succede nelle mente (e nel corpo) di chi soffre di ansia sociale. Per non dilungarmi troppo e non tediarvi (sempre che non l’avessi già fatto! Ahi, paura del giudizio negativo?), ho preferito mettere da parte altri aspetti, che eventualmente, potrei ripresentare in un secondo post. Spero comunque di essere riuscito a fornire una panoramica, seppur breve, di cosa significa l’ansia sociale.

Vorrei comunque concludere questo articolo introduttivo con un messaggio importante per chi pensa (o sospetta) di soffrire per questa forma di ansia: non pensiate di non poterne uscire. Come per ogni altro problema psicologico, anche questo può essere risolto. Se volete, quando volete, come volete, io ci sono. Se volete parlarne con qualcuno, non preoccupatevi: non vi giudicherò.

 

Ti chiederei di condividere le tue esperienze rispetto al timore del rifiuto o del giudizio, ma se effettivamente per te è un problema non so se lo faresti! Ma se vuoi lasciare un commento o richiedere delle informazioni sentiti libero di farlo!

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